3 nov 2011

Claudio Canavero: Giudice corrotto..

Giudice corrotto rovina con un'ingiusta sentenza, la vita di una donna ultra cinquantenne...

Un ennesimo appello
e una richiesta di aiuto, questa volta da parte di una donna cinquantenne a cui pare che, un giudice corrotto, abbia rovinato la vita.


Se la sentenza è ingiusta, preghiamo chiunque possa e voglia aiutare la Signora di contattarla; i suoi dati sono al fondo.

Denunce In Rete -

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Mi trovo a dover organizzare l'appello e ad affrontare spese notevoli. Lancio un S.O.S...

Sono esausta dopo una causa di lavoro che ha visto avvicendarsi ben tre giudici e che mi lascia distrutta, mentre doveva trattarsi di una semplice vertenza di lavoro come tante.

Il giudice che mi ha rovinata si chiama Claudio Canavero.


No, non voglio rimanere anonima: protesto contro una sentenza che, a mio avviso, è degna dell'INQUISIZIONE di antica memoria. Protesto contro le spese che mi sono stata addebitate: dal momento che l'avversario è un formidabile evasore fiscale e io sono disoccupata da tre anni.

Protesto contro un giudice che non ha neppure tentato una conciliazione tra le parti, come prevede il diritto del lavoro. Protesto contro le lungaggini della cosidetta giustizia.

Protesto contro un giudice di trent'anni che ha sputato sul lavoro che ho svolto per tutta la vita senza neppure rifletterci. PROTESTO contro un giudice che ha ascoltato soltanto gli avvocati dei ricchi, dei padroni: perchè gridano più forte.


Chiedo a chicchessia ogni aiuto possibile: aiuto legale ed economico. Qui sotto, c'è la MIA versione, in una lettera indirizzata a Cristiano Baldi, giudice veramente giusto, disponibile e umano.

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Egregio Giudice,

buona giornata. Ora che la mia causa di lavoro è finita (male) posso credo ScriverLe liberamente e ringraziarLa per la Sua onestà. Purtroppo, Lei è andato via il 20 ottobre e il 27 il suo successore, Claudio Canavero, ha vanificato in pochi minuti tre anni di percorso in tribunale, respingedo tutte le mie istanze, condannandomi a pagare le spese, senza prendere in considerazione testimoni e documenti. Egli non è giudice del lavoro e non ha avuto scrupoli nel rovinare la mia vita, già compromessa da un licenziamento immotivato.

L'iter legale della causa di lavoro è stato particolarmente movimentato....

Ho iniziato a lavorare il 9 maggio 1977 e sono stata licenziata il 30\10\2008, ero segretaria presso il Dott Ajroldi di Pinerolo (To). Ho impugnato il licenziamento il 4 novembre 2008. Il resto è degno di “Striscia la notizia”. Non voglio criticare nessuno, se dovessi dare libero sfogo alle emozioni mi scuso anticipatamente.

Impugnato il licenziamento, l’avv. Maria Braggion di Torino ha incaricato la Dott.ssa Pastore di calcolare le mie spettanze. Il 16 febbraio 2009 dovevamo comparire presso il Tribunale del Lavoro a Torino. Il Dott. Ajroldi era rappresentato dall’avv. Pampaloni. Il 14 febbraio arriva il conto di ciò che mi spetta e i rispettivi avvocati concordano di by-passare l’udienza del 16 febbraio per trattare in via extragiudiziale. Il Dott. Ajroldi cambia legale, rivolgendosi allo studio di Agostino Pacchiana (deceduto il 17 maggio 2011). Le trattative si arenano immediatamente perché, stando a quanto mi spiega l’avv. Braggion, l'avv. Pacchiana è ammalato e non sarebbe etico procedere. Passano i mesi: l'avv. Pacchiana guarisce, poi va in ferie (lui!). I miei "ammortizzatori sociali" finiscono nel settembre 2009. Nel 2008 era già possibile richiedere la cassa integrazione per il dipendente unico di una piccola ditta: ma il dott. Ajroldi non si avvalse di tale opportunità per me, temendo controlli fiscali che potevano risultare scomodi, dato che la crisi non c'era nel nostro settore, e considerando inoltre che è un formidabile evasore fiscale. Non si muove una foglia.

Nel settembre 2009 invio ben 4 raccomandate pregando l’avv. Braggion di restituirmi i documenti se non può seguirmi. Senza rancore, le dico che se non ha tempo da dedicarmi mi rivolgo altrove: telefono, scrivo…. Non ricevendo risposta di alcun genere, vado nel suo studio e appena mi vede la signora si precipita giù per le scale, dandosi praticamente alla fuga. Non abbiamo mai avuto motivi di scontro e il rapporto è sempre stato corretto. Per farla breve: non rinuncia alla causa, ma non va avanti.

Nell’ottobre 2009, un anno dopo il licenziamento, decido di sbloccare la situazione affiancando all’avv. Braggion il nostro avvocato di famiglia: l’avv. Massimo Fossati di Pinerolo. Che si incarica di attivare la collega e di affiancarla, sbrigando con assoluta puntualità e rapidità tutte le pratiche presso il tribunale di Pinerolo. Sarà sempre presente alle udienze. Il 30 ottobre 2009 il ricorso, preparato dall’avv. Braggion, viene depositato a Pinerolo.

Sebbene avessi nominato un secondo difensore con pari facoltà, non lo ha coinvolto nella preparazione del ricorso.

Il 23 novembre e il 26 dicembre vandali ignoti (ma non troppo ??) mettono selvaggiamente a soqquadro il mio appartamento: sporgo regolare denuncia presso i carabinieri di Torre Pellice. Il maresciallo Sciortino e l’appuntato Ferrarini raccolgono la mia deposizione e le foto che ho scattato. Per puro caso, certi testimoni dell’avversario vivono nelle immediate vicinanze di casa mia. Sono amici suoi e vicini di casa miei. Ma è un puro caso. Il 20 gennaio siamo in tribunale. Il giudice Salerno mi riconosce subito la qualifica superiore di terza categoria super A e propone un accordo di 15mila euro. Rifiuto perché, dai conti rifatti ben tre volte, due volte a Torino dalla Dott. Pastore e una volta a Pinerolo dal geometra Ricca, mi spetta ben di più. Alla mia età, dopo aver intentato una causa sindacale a un potente del posto, trovare un lavoro tutelato risulta improbabile. L’avv. Braggion non c’è e l’avv. Pacchiana rileva varie lacune nel suo ricorso. Agostino Pacchiana sostiene inoltre che i miei diritti sono prescritti: impossibile perché non potevo certo rivendicarli mentre lavoravo ancora. Sarei stata licenziata molto prima. Il dipendente unico è ricattabile, soprattutto se single. Il giudice Salerno decide di ascoltare i testimoni sulle ore in più in cui lavoravo.


Torniamo in aula il 23 marzo: l’avv. Pacchiana sostiene che i conti delle mie spettanze non sono stati proposti nel modo giusto e convince il giudice Salerno a rinviare i testimoni già convocati tramite l’ufficiale giudiziario. L’avv. Braggion non c’è. Le differenze retributive che sfumano erano di circa 40mila euro. I testimoni vengono allontanati e mai più risentiti.

Nuovo round il 20 aprile: stavolta l’avv. Braggion c’è e chiede al giudice Salerno di riammettere i testimoni, sostenendo che i nostri conti sono stati esposti in modo corretto. L’avv. Pacchiana dice che il suo cliente si sente minacciato da una lettera anonima che accennerebbe alla sua formidabile attività di evasore fiscale. Lavora tuttora a pieno ritmo e non denuncia neppure la metà di quanto percepisce. Se dopo tre anni lavora ancora, quale crisi aveva nel 2008 ? D'altra parte, chiedo semplicemente che sia riconosciuto e retribuito il mio lavoro, che si protraeva ben oltre l'orario contrattuale, non sono interessata a nessuna vendetta. Mi sento minacciata dagli atti vandalici. Non è mia intenzione spaventare, né rovinare chicchessia: semplicemente, mi ha licenziata dicendo che non ha lavoro, ma il lavoro c’è. Mi dava 700 euro mensili dopo trentun anni e mezzo: una cifra che ricava netta in un pomeriggio di lavoro. Capisco che un giocattolo usato venga a noia: ma poteva lasciarmi la mia briciola fino ai 35 anni di contributi. Il giudice Salerno propone un incentivo all’esodo di 27.000 euro netti. Agostino Pacchiana chiede un accordo tombale in tal senso: chiede pure il silenzio stampa e il silenzio fiscale.

Io ritengo la “tomba” troppo stretta, è un sarcofago scomodo e a fare la mummia non ci sto.
L’avv. Braggion sarebbe ben lieta che accettassi, per seppellire nel sarcofago anche le sue dimenticanze. L'11 maggio 2010 l'avv. Braggion mi convoca dicendo che la controparte è disposta a chiudere con 35mila netti per me: accetto e la mia avvocata prepara un documento ineccepibile. Ma durante l'udienza del 26 maggio gli avversari negano qualsiasi accordo: il Giudice decide di non ammettere i miei testimoni e rinvia il tutto al primo ottobre.


A fine giugno revoco il mandato all'avv. Braggion, di cui non so più nulla. L'avv. Fossati, che mi rappresenta, propone agli avversari di trattare durante l'estate, ma rifiutano. L'udienza del primo ottobre viene rinviata al 26 ottobre per una nuova, ennesima malattia del difensore dell'avversario, l'avv. Pacchiana. Dal 26 ottobre slitteremo ulteriormente al 30 novembre. Sono priva di paracaduti sociali da oltre un anno.

L'avv. Braggion dichiara di non sapere del rinvio, nè di essere stata revocata: questo sebbene la ricevuta di ritorno sia tornata regolarmente indietro. Il resto è silenzio. Il 30 novembre 2010, il giudice Cristiano Baldi riammette i testimoni e accetta tutte le nostre domande. Il 12 maggio 2011 i testimoni vengono ascoltati e sono tutti lucidi e circostanziati. Cristiano Baldi è stato uno dei pochi professionisti corretti incontrati in questa vicenda. Gli esprimo qui la mia totale stima.

Nel giugno 2011, il giudice Cristiano Baldi viene trasferito
alla Corte dei Conti e sostituito dal giudice Claudio Canavero (che non è un giudice del lavoro) che il 28 ottobre, senza neppure tentare una mediazione tra le parti, senza soffermarsi sulle varie circostanze, respinge tutte le mie richieste condannandomi addirittura al pagamento delle spese.

Una sentenza secondo me assolutamente ingiusta e frettolosa.

Grazie per la Sua attenzione. Mi ritrovo ora disoccupata, ultracinquantenne e con notevoli problemi. Gli avversari hanno basato le loro argomentazioni sul fatto che, quando lavoravo da Ajroldi, lavoravo anche altrove: è vero, dal 1989 al febbraio 2011 ho lavorato in nero (non per mia scelta) presso il settimanale "Monviso" di Pinerolo come giornalista pubblicista: ci andavo al mattino o la sera tardi, quando uscivo dallo studio medico, e lo facevo per completare lo stipendio del medico (700 euro mensili, dopo trent'anni..). La collaborazione con il settimanale è sfociata in una seconda causa di lavoro. Non capisco perché non accettano che io potessi svolgere due lavori, come tanti.



Edi Morini, Via Parri 5, 10066 Torre Pellice (To)
nata a Parma il 10\12\1958

mail di contatto:
edimorini129@hotmail.com

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Post Relazionato:
Poliziotti e Carabinieri corrotti in tutta Italia
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1 commento:

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